Questa sezione raccoglie decisioni rese da diverse giurisdizioni, nazionali, europee e internazionali, sulle tematiche del biodiritto.
Questa sezione raccoglie decisioni rese da diverse giurisdizioni, nazionali, europee e internazionali, sulle tematiche del biodiritto.
L’art. 3, lettera a), del Regolamento n. 469/2009 deve essere interpretato nel senso che un prodotto composto da più principi attivi che hanno un effetto combinato è «protetto da un brevetto di base in vigore», quando la combinazione dei principi attivi che lo compongono, anche se non viene esplicitamente menzionata nelle rivendicazioni del brevetto, è necessariamente e specificamente ricompresa in tali rivendicazioni.
La Corte di Giustizia dell’UE si trova a giudicare il caso di una persona con doppia cittadinanza (britannica e rumena), che – ai sensi della normativa vigente nel Regno Unito, suo paese di residenza – aveva chiesto ed ottenuto la modifica anagrafica del nome e del sesso da maschile a femminile. Tuttavia, l’anagrafe rumena aveva rifiutato di provvedere all’annotazione di tale cambiamento sull’atto di nascita, adducendo che l’assunzione di una nuova identità poteva ammettersi soltanto previo esperimento della procedura giudiziaria di diritto interno, non potendosi accordare alcun rilievo alle modifiche intervenute all’estero per via puramente amministrativa.
La Corte di Giustizia dell’UE si pronuncia sull’istanza di rinvio pregiudiziale relativa all’interpretazione dell’articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CDFUE), secondo cui “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza”, ai fini del riconoscimento delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale dei rifugiati previste dall’articolo 4 della direttiva 2011/95/UE.
La Corte di giustizia dell'UE ha stabilito che è possibile il rimborso di Avastin, per impieghi off-label, a carico del SSN a condizione che vengano rispettate determinate condizioni.
Con le sentenze C-167/12 e C-363/12 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che non è contrario al diritto dell’Unione negare il congedo di maternità ad una “madre committente”, che abbia avuto un figlio mediante ricorso a surrogazione di maternità.
Con la sentenza del 13 marzo 2025 (causa C-247/23), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata rispetto all’interpretazione dell’art. 16 del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), affermando che il diritto alla rettifica dei dati personali si estende anche ai dati relativi al genere e che gli Stati membri non possono subordinare tale diritto alla prova di un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso.
Con la sentenza del 12 marzo 2026 (causa C-43/24), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata nel caso Shipova, affermando che ciascuno Stato membro è tenuto a garantire la rettificazione del nome e del sesso anagrafico ai propri cittadini che abbiano esercitato la libertà di circolazione all’interno dell’Unione Europea.
La Corte interpreta e chiarisce l’obbligo per un determinato medicinale di possedere una AIC (Autorizzazione per l’Immissione in Commercio) ai fini della commercializzazione in un determinato Stato.
In una domanda di pronuncia pregiudiziale vertente sull'interpretazione del Regolamento CE sui prodotti cosmetici, la Corte dichiara che è possibile vietare l'immissione nel mercato dell'Unione Europea di cosmetici contenti ingredienti testati su animali al di fuori dell'Unione.
La Corte di Giustizia ha dichiarato che l’intesa volta ad indurre gli operatori sanitari ad acquistare un farmaco (molto più costoso) rispetto un altro medicinale ugualmente funzionante, attraverso la diffusione di informazioni ingannevoli sugli effetti collaterali negativi del prodotto più economico, viola l’art. 101 paragrafo 1 TFUE, in tema di concorrenza.