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Comitato Nazionale per la Bioetica – Parere Covid-19: la decisione clinica in condizione di carenza di risorse e il criterio del "triage in emergenza pandemica"
Anno 2020

Il Comitato Nazionale per la Bioetica si è espresso sulla questione dell’accesso alle cure in condizioni di risorse limitate nel contesto dell’attuale emergenza sanitaria, definendo il criterio clinico come l’unico criterio eticamente accettabile per l’assunzione di decisioni cliniche e delineando tre concetti fondamentali sui quali fondare la selezione dei pazienti mediante “triage in emergenza pandemica”.

In primo luogo, il Comitato ha ribadito che la Costituzione, definendo la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività (art. 32) e affermando il principio d’uguaglianza (art. 3), la centralità della persona e il dovere di solidarietà (art. 2), ha delineato un preciso orientamento in campo bioetico, poi avvalorato dalla legge istitutiva del Sistema Sanitario Nazionale (legge n. 833 del 1978): l’accesso alle cure deve essere garantito a tutti e in maniera uguale (criterio universalistico e egualitario).

Alla luce di tali principi, considerati l’attuale divario fra disponibilità di risorse sanitarie e richiesta di cure e la necessità di assumere decisioni cliniche in tempi brevi, il Comitato ha ritenuto che il criterio clinico sia l’unico criterio da seguire per l’allocazione delle risorse. Ha infatti affermato che ogni altro criterio di selezione, quale l’età anagrafica, il sesso, la condizione sociale, l’appartenenza etnica o la disabilità, debba considerarsi eticamente inaccettabile.

In secondo luogo, il Comitato, pur confermando la validità del metodo di selezione dei pazienti secondo il grado d’urgenza (c.d. triage), ha ritenuto che questo debba essere ripensato in virtù dell’eccezionalità del momento.

Ha innanzitutto affermato che la “preparedness”, ovvero la prontezza del sistema sanitario a rispondere in condizioni eccezionali di pressione, debba essere necessaria premessa per fondare il criterio del “triage in emergenza pandemica” e che questa sia realizzabile attraverso strategie d’azione nell’ambito della sanità pubblica. Si tratta, nello specifico, della previsione di una filiera trasparente nelle responsabilità e nei compiti e chiara nei tempi e nei metodi e dell’eliminazione dell’eccesso di burocrazia nella predisposizione di strumenti innovativi e di risorse necessarie. 

Il Comitato ha poi indicato i due assi portanti di tale rinnovato criterio, entrambi finalizzati a sottolineare l’importanza del singolo paziente e a scongiurare automatismi o scelte aprioristiche nell’accesso alle cure. Da una parte si pone l’appropriatezza clinica, cioè la necessità che il trattamento medico sia effettuato in considerazione della globalità del quadro clinico del paziente, pur restando ferma la priorità del criterio del grado d’urgenza, e che risulti proporzionato anche soggettivamente, ovvero rispetto alla di lui percezione del dolore. Dall’altra si colloca l’attualità, cioè la necessità che vengano considerati e inclusi nelle liste di attesa non solo i pazienti fisicamente presenti nel pronto soccorso, ma anche quelli ricoverati e non ancora sottoposti a ventilazione assistita e quelli rimasti nel proprio domicilio di cui sono conosciute le condizioni critiche. 

Nelle proprie ulteriori riflessioni conclusive il Comitato, ribadita l'importanza della salvaguardia del criterio personalistico affinché le scelte dei pazienti siano veramente libere e informate, ha espresso vicinanza e gratitudine ai medici e agli operatori sanitari per il servizio effettuato in un contesto di così forte incertezza scientifica, segnalando con preoccupazione la proliferazione di contenziosi giudiziari nei loro confronti. Inoltre ha voluto evidenziare il rischio clinico ma anche sociale di abbandono e solitudine che grava sugli anziani.

Il testo del parere è disponibile al link e nel box download.

Teresa Andreani
Pubblicato il: Mercoledì, 08 Aprile 2020 - Ultima modifica: Lunedì, 27 Aprile 2020
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