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Francia – Corte d’Appello di Parigi – sent. 239/2019: fine vita, accanimento terapeutico, sospensione nutrizione e idratazione artificiali
20 Maggio 2019

Non garantire l’idratazione e l’alimentazione artificiali ingerisce con l’esercizio del diritto alla vita (qualificato come libertà individuale), la cui privazione ha conseguenze irreversibili. Per questo motivo lo Stato avrebbe agito al di fuori dei poteri ad esso riconosciuti dalla legge.

Numero
239
Anno
2019

Tale pronuncia si inserisce nell’intricata vicenda giudiziaria di Vincent Lambert, infermiere dichiarato in stato vegetativo irreversibile a seguito di un incidente in auto nel 2008.

Come è noto, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è pronunciata sul caso nel 2015, affermando che la sospensione della nutrizione e alimentazione artificiali non costituisce violazione dell’art. 2 della CEDU. Nel 2019, poi, la Corte EDU, adita nuovamente dai genitori del sig. Lambert, ha dapprima rigettato la domanda di sospensione della decisione dell’equipe medica di sospendere il sostegno vitale e poi, richiamando la decisione del 5 giugno 2015, ha respinto il ricorso, sottolineando che i ricorrenti non avevano presentato nuovi elementi tali da indurla a modificare la sua posizione (ricorso n. 21675/19).

In questo scenario, i genitori del sig. Lambert hanno adito il Comitato Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità (CDPD) chiedendo di dichiarare illegittima la decisione dei medici di sospendere idratazione e alimentazione artificiali perché considerate accanimento terapeutico. Il 2 maggio 2019 il Comitato si è pronunciato chiedendo allo Stato francese di relazionare sul caso in questione (entro un termine di 6 mesi) e di garantire il supporto vitale a Vincent Lambert in attesa della decisione sul merito.

Il 10 maggio, il direttore aggiunto degli affari giuridici del ministero degli esteri francese ha affermato l’impossibilità di mettere in atto le misure provvisorie richieste dal comitato.

I genitori hanno presentato istanza per dichiarare illegittima la decisione di non dare seguito alle istanze del CDPD, ma sia il Juge de référes administratif che il Défenseur des droits si sono dichiarati incompetenti.

Il 17 maggio 2019 il Tribunal de grande istance di Parigi ha dichiarato la propria incompetenza a decidere sulla controversia, decisione impugnata dai coniugi Lambert davanti alla Corte d’Appello di Parigi.

Il 20 maggio 2019 la Corte d’appello di Parigi ha ritenuto che lo Stato francese, rifiutandosi di mettere in atto le misure provvisorie richieste dal CDPD, abbia preso una decisione che non rientra nei suoi poteri (voie de fait). Nella ricostruzione della Corte, infatti, non garantire l’idratazione e l’alimentazione artificiali ingerisce con l’esercizio del diritto alla vita (qualificato come libertà individuale), la cui privazione ha conseguenze irreversibili (§ 17 dei “motifs de la decision”).

Per questo motivo la Corte d’Appello di Parigi condanna lo Stato francese a rispettare le misure provvisorie richieste dal CDPD.

Voie de fait

La voie de fait, in diritto francese, corrisponde ad una misura o ad un’azione illecita dell’amministrazione pubblica che comporta una grave lesione di una libertà individuale o del diritto di proprietà.

L’istituto della voie de fait ha origine giurisprudenziale. Nel 2013, in particolare, il Tribunal des conflits (arrêt Bergoend del 17 luglio 2013) ha ristretto l’ambito d’applicazione di tale istituto. Si ha voie de fait, infatti, quando lo Stato pone in essere un atto non riconducibile ai poteri ad esso attribuiti ex lege e che lede una libertà individuale ex art. 66 Cost. (non più una libertà fondamentale).

Il testo integrale della sentenza è disponibile nel box download e a questo link.

Marco Poli
Pagina pubblicata Lunedì, 20 Maggio 2019 - Ultima modifica: Venerdì, 04 Ottobre 2019
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