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Corte d’Assise d’Appello di Trieste - Caso Bayout: predisposizione genetica alla criminalità
18 settembre 2009

La Corte d’Assise d’appello di Trieste ha applicato una riduzione di pena nei confronti di un soggetto imputato di omicidio, facendo riferimento alla perizia in base alla quale, a causa della presenza di una variante genetica nel DNA, questi sarebbe stato predisposto a comportamenti violenti.

Numero
5
Anno
2009

Nel box download il .pdf della sentenza della Corte.

Notizia della decisione è comparsa anche sulla rivista internazionale Nature (pubblicata online il 30 ottobre 2009).

Nel 2007 un cittadino algerino, Abdelmalek Bayout, uccise in modo efferato un giovane colombiano che lo aveva apostrofato quale “omosessuale” perché aveva gli occhi truccati con il kajal. La Corte d’Appello di Trieste, preso atto del disaccordo fra il G.U.P. e il perito d’ufficio in ordine alla capacità di intendere e di volere dell’imputato ha disposto l’effettuazione di una ulteriore perizia psichiatrica. Secondo i periti, le cui conclusioni sono state fatte proprie dalla Corte, «la capacità di intendere del Bayout sarebbe stata grandemente scemata dalla estrema difficoltà, in un “quadro psichiatrico caratterizzato da una tipologia di personalità di tipo dipendente-negativistico con un importante disturbo ansioso-depressivo accompagnata da pensieri deliranti ed alterazioni del pensiero” associata a disturbi cognitivi, di interpretare correttamente la situazione nella quale si trovava pur non risultando tali deficit “di livello talmente grave da abolire la capacità d’intendere».

Il disturbo dell’imputato era stato riconosciuto anche del G.U.P. che aveva ritenuto l’imputato parzialmente capace di intendere e di volere avendo ritenuto che «la patologia da cui l’imputato era affetto avesse solamente influenzato, al più, una normale volontà di vendetta, amplificandola nell’ambito del più generale disturbo».

Oltre a questa valutazione, però, secondo la Corte, «[p]articolarmente significative sono risultate le analisi genetiche effettuate dai periti alla “ricerca di polimorfismi genetici significativi per modulare le reazioni a variabili ambientali fra i quali in particolare per quello che interessa nel caso di specie l’esposizione ad eventi stressanti ed a reagire agli stessi con comportamenti di tipo impulsivo”. Tale indagine, del tutto innovativa rispetto al livello di approfondimento corrente degli accertamenti giudiziari avrebbe consentito di accertare che l’imputato “risulta possedere, per ciascuno dei polimorfismi esaminati almeno uno se non tutti e due gli alleli che, in base a numerosi studi internazionali riportato sinora in letteratura, sono stati riscontrati conferire un significativo aumento del rischio di sviluppo di un comportamento aggressivo, impulsivo (socialmente inaccettabile). In particolare, l’essere portatore dell’allele a bassa attività per il gene MAOA (MAOA-1) potrebbe rendere il soggetto maggiormente incline a manifestare aggressività se provocato o escluso socialmente. E’ opportuno sottolineare che tale “vulnerabilità genetica” risulta avere un peso ancor più significativo nel caso in cui l’individuo sia cresciuto in un contesto familiare e sociale non positivo e sia stato, specialmente nelle prime decadi della vita, esposto a fattori ambientali sfavorevoli, psicologicamente traumatici o negativi”».

La Corte ha concluso che «[p]roprio la circostanza emersa nel corso dell’ultima perizia psichiatrica e, vale a dire, che determinati “geni” presenti nel patrimonio cromosomico dell’imputato lo renderebbero particolarmente reattivo in termini di aggressività – e, conseguentemente vulnerabile – in presenza di situazioni di stress induce la Corte a rivalutare la decisione del GUP di non applicare nel massimo la riduzione di pena possibile per il difetto parziale di imputabilità. Proprio l’importanza del deficit riscontrato dai periti con queste nuovissime risultanze frutto dell’indagine genetica portano a ritenere che la riduzione possa effettivamente essere operata nella misura massima di un terzo». 

Marta Tomasi
Pubblicato il: Venerdì, 18 Settembre 2009 - Ultima modifica: Venerdì, 31 Maggio 2019
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