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Domenica, 04 Marzo 2018 21:38

Irlanda - diritti sessuali e riproduttivi della donna: referendum sul divieto di aborto

In seguito al dibattito parlamentare sui lavori della Citizen’s Assembly on Eighth Amendment (stabilita dal governo, composta da 99 cittadini e presieduta da un giudice della Corte Suprema), il 29 gennaio 2018 il governo irlandese, proseguendo sulla via della National Sexual Health Strategy 2015-2020, ha annunciato il referendum futuro il cui esito potrebbe essere determinante per la garanzia dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne in Irlanda e per il rispetto degli standard regionali ed internazionali.

La decisione rappresenta anche una risposta alle osservazioni conclusive del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, seguite alla visita di novembre 2016 in Irlanda. Queste chiedono il rispetto della salute e dei diritti  sessuali e riproduttivi delle donne. La relazione raccomanda alle autorità irlandesi di riformare la disciplina sull’aborto in senso meno restrittivo. A tal fine sarebbe necessario abrogare mediante referendum l’Ottavo emendamento alla Costituzione. Infatti l’art 43.3.3 della Costituzione irlandese, emendato con referendum nel 1983, riconosce il diritto alla vita del non nato con il (solo) dovuto riguardo per l’eguale diritto alla vita della donna. La legislazione attuativa risultante nega l’accesso all’aborto sicuro ed accresce il ricorso a quello clandestino. In seguito alla pronuncia della Grand Chambre in A, B e C c Irlanda, è stata emanata nel 2013 la legge sulla protezione della vita durante la gravidanza (PLDP). Questa criminalizza l’aborto con pena reclusiva nel massimo sino a 14 anni per la donna, i professionisti  medici e coloro che hanno prestato assistenza in tutti i casi di terminazione di gravidanza (inclusi stupro, incesto, malformazione letale del feto) salvo il caso di un rischio reale e sostanziale per la salute della donna (anche il suicidio rientra nel real and substantial risk for woman’s health). Inoltre l’accesso all’aborto è ostacolato dalla significativa stigmatizzazione sociale sulla sessualità femminile, dalla permanente rilevanza penale delle condotte informative che supportano o promuovono l’aborto (Abortion Information Act 1995), nonchè dalla necessità per la donna del consenso di tre diversi medici.

Irene Carlet

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