Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Cliccando su "accetto" acconsenti all’uso dei cookie.

Jus centrale ita bianco

Lunedì, 08 Aprile 2019 10:08

CNB: Parere “Salute mentale e assistenza psichiatrica in carcere” (22 marzo 2019)

Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha adottato un parere in merito alle attuali condizioni dei detenuti affetti da infermità psichica, fornendo anche una valutazione sugli effetti della legge 81/2014, che ha disposto l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) e la loro sostituzione con le Residenze per l’Esecuzione della Misura di Sicurezza (REMS). 

Il parere parte dal concetto di salute così come inteso dall’OMS, ossia “il diritto al benessere fisico, psichico e sociale, e non come mera assenza di malattia”. Il CNB, poi, evidenzia l’importanza del principio di parità di tutela del diritto alla salute dei soggetti detenuti e dei soggetti liberi, in quanto “diritto umano e costituzionale”. Per quanto concerne in particolare la salute mentale, il Comitato sottolinea come da ricerche italiane e internazionali emerga che il carcere sia un luogo in cui la salute mentale non trovi un’adeguata tutela, e che dunque la popolazione carceraria generalmente goda di una salute mentale più precaria rispetto alla popolazione libera; ciò avviene in larga parte a causa della sofferenza psichica che il detenuto detenuto patisce in quanto si trova in uno stato di costrizione e di totale dipendenza da altre persone per il soddisfacimento di ogni suo bisogno. Il CNB dunque parla di una fisiologica incompatibilità tra il carcere e un’adeguata tutela della salute mentale: da ciò discende che le persone con disturbi psichiatrici dovrebbero essere curate di regola in strutture diverse dal carcere, mantenendo sempre un legame con il loro territorio di appartenenza.

Nello specifico, il Comitato critica l’eccessivo ricorso da parte degli organi giudiziari alla misura di sicurezza detentiva del ricovero nelle REMS, comminata agli imputati che siano stati prosciolti in quanto dichiarati non imputabili per vizio totale o parziale di mente. Perdura infatti, a parere del Comitato, l’idea per cui gli autori di reati affetti da vizio totale o parziale di mente vadano “neutralizzati”, più che curati, e ciò legittima il massiccio utilizzo delle REMS le quali, più che luoghi di cura, sono luoghi di custodia, in cui rinchiudere coloro che sono considerati socialmente pericolosi e allontanarli dalla collettività. Questa visione del malato di mente era perfettamente incarnata dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, i quali sono stati formalmente aboliti dalla legge 81/2014 (sulla quale il CNB si era già espresso), ma la cui eredità è ad oggi ancora molto presente.

In base a queste considerazioni, il CNB raccomanda di:

- assicurare forme umane di detenzione, rispettose della dignità delle persone, offrendo un trattamento con opportunità di formazione e di lavoro nella prospettiva risocializzante;

- provvedere a che la cura delle persone affette da grave disturbo mentale e che abbiano compiuto reati avvenga in contesti territoriali e residenziali curativi e non in istituzioni detentive;

- effettuare alcune modifiche normative, quali: ampliare la portata degli artt 146 e 147 cp in modo tale da permettere il rinvio dell’esecuzione della pena anche quando le condizioni di salute psichica (e non solo fisica) risultino incompatibili con le condizioni di detenzione; prevedere specifiche misure alternative per i soggetti che manifestano un’infermità psichica in carcere; introdurre Sezioni Cliniche in carcere a esclusiva gestione sanitaria;

-  compiere una più incisiva riforma delle misure di sicurezza, per limitare il ricorso alla misura di sicurezza detentiva;

- limitare il ricovero nelle REMS ai soggetti nei cui confronti viene applicata una misura di sicurezza detentiva definitiva;

- riconsiderare il concetto, particolarmente problematico, di “pericolosità sociale”, alla base delle misure di sicurezza, e la legislazione speciale di “doppio binario” di imputabilità o non imputabilità per i soggetti affetti da vizio di mente.

Nel box download sono disponibili il testo completo del parere e l’abstract.

Irene Iannelli

Letto 80 volte