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La Corte di Cassazione ha stabilito nella sentenza n. 5892/2019 che, qualora gli imputati siano assolti dall’imputazione penale poiché si rileva in giudizio solo una colpa lieve, l’assoluzione si estende anche agli effetti civili.

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La Corte di Cassazione ha stabilito che nel caso di intervento effettuato in assenza di adeguato consenso informato il paziente può ottenere il risarcimento del danno dimostrando che se fosse stato adeguatamente informato avrebbe rifiutato quel determinato intervento.

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Ai fini della responsabilità medica le linee guida non sono “un parametro rigido ed insuperabile” perché occorre valutare la condotta in relazione alle circostanze del caso concreto.

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La IV sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato e rinviato alla Corte di appello di Catania una sentenza di condanna di un medico e di un infermiere per lesioni personali colpose, per non aver adeguatamente vigilato un paziente nella fase di risveglio al termine di una operazione chirurgica, ritenendo che i giudici di merito avrebbero dovuto scindere le responsabilità dei due professionisti.

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La Corte di Cassazione ha chiarito che, affinché una struttura sanitaria possa considerarsi responsabile per lesioni causate a pazienti, è necessario che il danneggiato dimostri anche la presenza del nesso causale tra l’azione o l’omissione del medico e il danno causato.

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La Corte di Cassazione ha affermato che l’obbligo del consenso informato costituisce legittimazione e fondamento del trattamento sanitario e, in caso di mancanza o difetto di un valido consenso informato, l’intervento del medico è illecito, anche quando è compiuto nell’interesse del paziente.

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Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito in quali casi trovano applicazione le nuove norme sulla responsabilità medica introdotte dalla legge 24/2017 (legge Gelli-Bianco).

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La IV sezione della Cassazione Penale (sentenza 7659/2018) ha annullato agli effetti civili, con rinvio alla Corte d’Appello, la decisione in merito al risarcimento del danno dovuto da un medico in conseguenza dell’imputazione a suo carico del reato di omicidio colposo, per aver convinto un paziente malato di cancro a curarsi con l’ayurvedica, una terapia alternativa Indiana, e averne così cagionato la morte.

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La Corte di Cassazione ha individuato in capo all’infermiere delle “responsabilità di tipo omissivo riconducibili ad una specifica posizione di garanzia nei confronti del paziente del tutto autonoma rispetto a quella del medico”.

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La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza che assolveva un medico dall'imputazione di cui all'art. 589 c.p. a fronte di un ritardo nella diagnosi di un tumore pancreatico: la presenza di una patologia ad esito infausto non può escludere il rapporto causale tra condotta omissiva ed evento morte.

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