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Giurisprudenza straniera

Giurisprudenza straniera (44)

Il 30 luglio la Supreme Court inglese ha dichiarato legittima la possibilità di interrompere i trattamenti necessari per tenere in vita un paziente in stato vegetativo senza il coinvolgimento del tribunale.

In data 27 giugno 2018, the Court of Appeal (Civil Division), ha negato il diritto di accedere al suicidio assistito a Noel Conway.

Il 25 aprile 2018 la Court of Appeal (sezione civile) ha rigettato i ricorsi proposti dai genitori di Alfie Evans contro la decisione della High Court of Justice di sospendere i trattamenti di sostegno vitale e di vietare il trasferimento del bambino in Italia per affidarlo alle cure dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

La Corte Suprema Indiana ha riconosciuto il diritto a interrompere le terapie life-saving, a certe specifiche condizioni, per i pazienti affetti da malattie terminali o che si trovino in stato vegetativo permanente.

La Royal Courts of Justice, nella valutazione del caso di Alfie Evans, ha stabilito che debba essere interrotta la ventilazione artificiale lasciando il posto a cure palliative allo scopo di accompagnare il bambino alla morte.

UK: La High Court (Family Division) ha stabilito che i trattamenti intensivi di sostegno vitale su un bambino di undici mesi possono essere interrotti anche senza il consenso dei genitori perché non realizzano il suo best interest (Kings College Hospital NHS Foundation Trust v Thomas and others [2018] EWHC 127 (Fam) -29 gennaio 2018)

La Court of Appeal dichiara ammissibile l’appello contro la sentenza della High Court che aveva rigettato la questione di incompatibilità tra il divieto di assistenza al suicidio previsto dal Suicide Act 1961 ed il diritto al rispetto della sfera privata e familiare protetto dall’articolo 8 della CEDU. 

La Court of Protection concede, a certe condizioni, il trasferimento di un paziente in Serbia, affinché sia sottoposto ad un trattamento sperimentale con cellule staminali, riconoscendo che ciò sia nel suo “best interest”.

La High Court rigetta una questione di incompatibilità tra il divieto di assistenza al suicidio previsto dal Suicide Act 1961 ed il diritto alla autodeterminazione nella sfera privata e familiare protetto dall’articolo 8 della CEDU. 

La Court of Protection si pronuncia, sulla scorta di Briggs, in merito alla interruzione di idratazione e nutrizione artificiali per un soggetto incapace in stato di minima coscienza, ribadendo il principio-guida del “best interest”. Stabilisce, in aggiunta, che non vi sia necessariamente obbligo di pronuncia giudiziaria, ove le parti coinvolte non siano in disaccordo sul contenuto del “best interest” del paziente incapace.

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