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Il 18 Ottobre 2011 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata in riferimento all’interpretazione del termine “embrione” ai sensi dell’articolo 6 (2)(c) della direttiva 98/44/CE.

Il 20 aprile 2010 l’Arizona State University (ASU) ha accettato di pagare $700,000 a 41 membri della tribù Indiana degli Havasupai come mediazione nel processo da questi ultimi instaurato per illegittimo utilizzo di campioni di sangue a fini di ricerca genetica.

Nel marzo 2009 alcuni genitori hanno presentato ricorso lamentando l’illegittimità dell’utilizzo di campioni di sangue prelevati ai neonati. Secondo i ricorrenti, le pratiche condotte dal Texas Department of State Health Services (TDSHS) avrebbero comportato una violazione del diritto alla privacy, derivabile dal Fourth e dal Fourteenth Amendment e dalle altre leggi statali sulla privacy, oltre che del divieto di seizure. Per queste ragioni si richiedeva la distruzione di tutti i campioni raccolti senza consenso (circa 4milioni, a partire dal 2002) o di ottenere un consenso retroattivo da parte dei genitori. Inoltre, si richiedeva di ordinare al TDSHS di rivelare per quali finalità I campioni di sangue fossero stati utilizzati.

La Corte d’Assise d’appello di Trieste ha applicato una riduzione di pena nei confronti di un soggetto imputato di omicidio, facendo riferimento alla perizia in base alla quale, a causa della presenza di una variante genetica nel DNA, questi sarebbe stato predisposto a comportamenti violenti.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ritenuto incompatibili con l’art. 8 della Convenzione le modalità di conservazione di campioni e dati previste dal National  DNA Database del Regno Unito, istituito nel 1995. In S. & Marper v. Uk (4 dicembre 2008) la Corte, infatti, ha condannato lo stato inglese poiché la legislazione che ammette la conservazione illimitata di dati anche di cittadini innocenti (Section 64 del Police and Criminal Evidence Act, così come modificato dal Criminal Justice and Police Act del 2001), avrebbe leso il diritto alla vita privata dei ricorrenti, comportando il superamento del margine di apprezzamento statale ammesso.  

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