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Venerdì, 26 Agosto 2016 16:02

UK – Family Court (Royal Courts of Justice). Il giudice annulla il contratto di maternità surrogata e permette alla madre surrogata di tenere il bambino.

Nel caso volto ad ottenere l’affidamento (child arrangement order) di Z, un bambino nato a seguito di un surrogacy agreement stipulato tra X (c.d. "surrogate") e A e B (c.d.”commissing parents” di Z), la Family Court ha permesso alla madre surrogata di tenere il bambino sulla base della sezione 1(1)(3)(4) del Children Act (1989).

Quello in questione non è il primo caso affrontato dalla Family Court riguardante le problematiche sollevate da forme non regolamentate di gestazione per altri in cui vengono offerte somme di denaro alla madre surrogata. Il giudice ha evidenziato questo aspetto e ha condannato quello che ha definito “market in surrogacy”, cioè lo sfruttamente senza regole della maternità surrogata, in quanto «this unregulated form of surrogacy means that there are on the one side vulnerable surrogates, and on the other commissioning parents who are legally unprotected from unpredictable outcomes» (punto 2 della decisione).

Nel caso in questione le interazioni tra i commissing parents, una coppia omosessuale, e X sono avvenute tramite un sito Facebook che si occupa di mettere in contatto potenziali madri surrogate con coppie “committenti” (c.d. commissing couple). X ha accettato di essere una madre surrogata per la somma di £9,000 e dopo un breve incontro le parti hanno firmato un surrogacy agreement scaricato online. Dopo pochi mesi dall’impianto di due embrioni nell’utero di X, la donna ha cominciato ad avere dubbi sulla prosecuzione del contratto e in seguito ad un aborto ha nascosto ai “committenti” la sopravvivenza di uno dei due feti, proseguendo la gravidanza con l’intenzione di non consegnare il bambino ad A e B al termine della stessa.

Dopo esserne venuti a conoscenza i commising parents hanno intentato causa contro la madre surrogata X per ottenere l’affidamento di Z (c.d. parental order) ma il giudice ha affermato che alla luce dell’HFEA non era possibile richiedere un parental order in quanto la sezione 54(6) dello HFEA richiede che «the surrogate’s consent is given freely and with a full understanding of the process and its implication and that it is unconditional» (punto 7 della decisione). Nel caso in questione, infatti, l’indagine di alcuni specialisti ha rilevato che la convenuta è afffetta da “learning disabilities” che, associate all’ambiente in cui ha vissuto, la rendono una “vulnerable young woman”. Inoltre il giudice ha affermato che anche tralasciando le difficoltà cognitive della madre surrogata «any agreement that X had signed would never have been legally binding in the UK and in the view of this court the way in which the applicants had dealt with it and with X was less than acceptable» (punto 17 della decisione). Il giudice ha dunque proseguito dichirando che «as in previous cases where the surrogate has changed her mind and refused to hand over the child the court will decide with whom the child shall live by applying the welfare checklist as set out in s 1(1), (3) and (4) of the Children Act (CA) 1989» (punto 7 della decisione). In sostanza quindi «the court is faced with two competing options: that Z lives with X or with the applicants» e questa decisione si deve fondare principalmente su «an examination of what is in the child’s best interests» (punto 85 della decisone).

Nel formulare la sua decisione il giudice ha tenuto in considerazione vari elementi tra cui il background delle parti, le modalità e le circostanze in cui è stato stipulato il surrogacy agreement, la valutazione delle fasi della gravidanza dal momento del concepimento fino alla nascita di Z e l’analisi dell’ambiente domestico delle parti. Il giudice ha concluso affermando che «in considering the two options there is little or nothing between them in respect of the physical surroundings or physical care» e che, nonostante il legame biologico che lega Z a A, «it is in Z’s best interests to remain living with X as she is better placed to meet his emotional needs». Infatti «the relevance of the genetic tie is factual as well as legal but it is only one factor which has to be balanced against others in the decision making process» mentre «the paramount consideration remains Z’s welfare» (punto 114 della decisione). Considerando dunque il benessere di Z il giudizio si conclude a favore della madre surrogata in quanto secondo il giudice «she is, quite apparently, more emotionally available and has a greater instinctive understanding of his emotional needs. [...] She is the parent who is much more likely and able to be able to treat both the applicants in an open and generous way and to enable Z to develop a good relationship with A, B and his siblings and so to allow him to develop a wider and a more positive sense of his own identity» (punto 117 della decisione).

Infine il giudice ha stabilito le tempistiche e le modalità in cui avverrano gli incontri tra Z e la sua “famiglia biologica”, ha emesso i parental responsibility orders attraverso cui ha determinato chi tra i genitori di Z detiene la responsabilità genitoriale e infine ha definito il nome di Z.

Il testo della decisione è scaricabile dal box download.

Elena Scalcon

Letto 2125 volte Ultima modifica il Mercoledì, 31 Agosto 2016 16:39