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Lunedì, 09 Febbraio 2015 10:27

Canada Supreme Court, Carter v. Canada (6 febbraio 2015) - incostituzionalità del divieto di assistenza al suicidio

La Supreme Court del Canada ha stabilito che pazienti in condizioni di disperata sofferenza abbiano un diritto costituzionalmente garantito al suicidio assistito da parte di un medico.

Ventuno anni fa la Corte si era espressa diversamente, con una maggioranza risicata di 5 voti a 4, in favore del divieto di assistenza al suicidio (Rodriguez v. British Columbia (Attorney General), [1993] 3 S.C.R. 519).

In questo caso la Corte, con una decisione adottata all’unanimità, ritiene che il divieto assoluto sancito dal codice penale, nel tentativo di proteggere soggetti vulnerabili, limiti i diritti costituzionali di adulti nel pieno delle loro facoltà mentali, impedendo a chi soffre di “grievous and irremediable medical conditions” di formulare decisioni relative a come vivere e morire.

Secondo i giudici il right to life non implicherebbe una proibizione assoluta dell’assistenza al suicidio o che i pazienti «cannot “waive” their right to life». Ciò crerebbe «a “duty to live”, rather than a “right to life”, and would call into question the legality of any consent to the withdrawal or refusal of lifesaving or life-sustaining treatment.  The sanctity of life is one of our most fundamental societal values. Section 7 is rooted in a profound respect for the value of human life.  But s. 7 also encompasses life, liberty and security of the person during the passage to death. It is for this reason that the sanctity of life “is no longer seen to require that all human life be preserved at all costs” (Rodriguez,at p. 595, per Sopinka J.).  And it is for this reason that the law has come to recognize that, in certain circumstances, an individual’s choice about the end of her life is entitled to respect».

La decisione non riguarda solo pazienti terminali o in condizioni tali da non poter porre fine autonomamente alla propria esistenza, ma si estende a tutti i casi in cui la malattia o la disabilità provochino stati di sofferenza fisica o psicologica insopportabile.

La Corte afferma che nulla può imporre a un medico di dover agire contro la propria coscienza o contro le proprie convinzioni religiose e che, dunque, spetterà al Parlamento individuare un corretto bilanciamento fra diritti potenzialmente configgenti. Per questa ragione l’efficacia della pronuncia è sospesa per 12 mesi.

La Corte conclude che:

«The appeal should be allowed. Section 241 (b) and s. 14 of the Criminal Code unjustifiably infringe s. 7 of the Charter and are of no force or effect to the extent that they prohibit physician‑assisted death for a competent adult person who (1) clearly consents to the termination of life and (2) has a grievous and irremediable medical condition (including an illness, disease or disability) that causes enduring suffering that is intolerable to the individual in the circumstances of his or her condition».

A questo link i dettagli del caso e delle decisioni adottate nei precedenti gradi di giudizio.

Nota di Marta Tomasi su DPCE: Alla ricerca di una disciplina per il suicidio medicalmente assistito in Canada: dal divieto penale a un articolato regime di controlli e cautele

Nel box download il testo integrale della decisione della Corte Suprema.

AGGIORNAMENTO 11 GENNAIO 2016: il governo ha chiesto alla Corte Suprema una proroga per l'adozione della disciplina legislativa.

Il 17 giugno 2016 è stata approvata la riforma del codice penale canadese che esclude, a determinate condizioni, la punibilità dell'assistenza al suicidio.

M.T.

Letto 11581 volte Ultima modifica il Venerdì, 25 Agosto 2017 16:21