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Lunedì, 30 Giugno 2014 09:59

Burwell v. Hobby Lobby, US Supreme Court, 30 giugno 2014: libertà religiosa e contraccezione

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le previsioni del PPACA che impongono ai datori di lavoro di includere anche l’aborto e la contraccezione nell’assicurazione sanitaria dei proprio dipendenti, anche in caso di obiezione di coscienza per motivi religiosi degli imprenditori, violano le norme sulla libertà religiosa, in particolare il Religious Freedom Restoration Act.

La pronuncia federale si inserisce nell'ambito di numerosi ricorsi giurisdizionali presentati da datori di lavoro che avevano fatto obiezione di coscienza, a motivo dei propri convincimenti religiosi, alle norme del governo federale che impongono di garantire, nella copertura sanitaria assicurativa del lavoratore, anche l’interruzione di gravidanza e la contraccezione. Una sintesi delle principali tappe giurisdizionali di tale vicenda è disponibile a questa pagina. Il testo completo della sentenza è disponibile nel box download.

Secondo le previsioni del PPACA, e le relative norme di attuazione adottate dal Dipartimento per la Salute e i servizi sociali (Department of Health and Human Services – HHS), nella copertura sanitaria assicurativa devono essere inclusi i 20 metodi contraccettivi approvati dalla FDA (cd. contraceptive mandate), ivi compresi quei metodi che potrebbero avere anche l’effetto di impedire all’ovulo già fecondato di impiantarsi nell’utero. I datori di lavori “religiosi”, come ad esempio le chiese, sono esclusi dall’applicazione del contraceptive mandate e il Dipartimento per la Salute ha incluso in tale eccezione anche le organizzazioni religiose no-profit che praticano l’obiezione di coscienza per la contraccezione.

Di conseguenza, i servizi assicurativi devono richiedere pagamenti separati ai dipendenti di tali enti, per garantire la copertura dei servizi contraccettivi nel piano sanitario.

Gli imprenditori ricorrenti dichiarano di avere serie convinzioni cristiane e di essere profondamente convinti che la vita inizi al momento del concepimento; di conseguenza, sarebbe contrario alle loro convinzioni religiose il facilitare l'accesso a farmaci contraccettivi che agiscono dopo tale momento. In altri ricorsi, gli stessi hanno convenuto il HHS per violazione del Religious Freedom Restoration Act (RFRA) e della Free Exercise Clause, nella parte in cui impongono loro di garantire la copertura sanitaria assicurativa per i quattro farmaci anticoncezionali che impediscono l'annidamento. In uno di questi ricorsi, la Tenth Circuit Court of Appeals ha riconosciuto la violazione del RFRA perché il cd. contraceptive mandate incide in modo sostanziale sull'esercizio dei diritti religiosi dei ricorrenti, mentre, dall'altro lato, il HHS non ha dimostrato che l'obbligo costituisce il mezzo meno restrittivo per la realizzazione di un interesse pubblico preponderante.

La Corte Suprema, con una maggioranza di 5 a 4, ha affermato che l'imposizione del contraceptive mandate da parte del Dipartimento per la salute viola il RFRA.

a. Il RFRA si applica anche alle norme che regolano le attività delle società lucrative, come quelle dei ricorrenti.

L'estensione dell'ambito di applicazione del RFRA anche alle persone giuridiche implica la tutela di tutti coloro che di tali enti fanno parte. Secondo il dipartimento resistente, le norme sulla libertà religiosa non dovrebbero trovare applicazione nei confronti di persone giuridiche che, come la ricorrente, sono società con fini di lucro, dal momento che la loro principale attività è di carattere commerciale e si sostanzia nella produzione di utili e non nell'esercizio delle libertà religiose. La Corte Suprema, sul punto, ritiene che il diritto commerciale degli Stati in cui tali società sono registrate autorizza le stesse alla produzione di utili per finalità lecite, fra le quali le finalità a fini di lucro esercitate nel rispetto dei principi religiosi dei loro titolari.

b. Il contraceptive mandate limita in modo sostanziale l'esercizio della religione.

L'obbligo, secondo la Corte, impone alle aziende ricorrenti una condotta in contrasto con i loro profondi convincimenti religiosi che vedono nel momento del concepimento l'inizio di una nuova vita. Il mancato adeguamento al contraceptive mandate comporterebbe, per tutte le società, gravi danni economici. La Corte Suprema sottolinea quanto la questione vada oltre il costo economico della copertura sanitaria assicurativa o delle sanzioni cui gli imprenditori andrebbero incontro per le loro obiezioni di coscienza: «The belief of the Hahns and Greens implicates a difficult and important question of religion and moral philosophy, namely, the circumstances under which it is immoral for a person to perform an act that is innocent in itself but that has the effect of enabling or facilitating the commission of an immoral act by another. It is not for the Court to say that the religious beliefs of the plaintiffs are mistaken or unreasonable».

c. Pur ritenendo che la garanzia dell'accesso anche ai quattro farmaci contraccettivi in oggetto realizzi un interesse pubblico preponderante, la Corte ritiene che il Governo non sia riuscito a dimostrare che il contraceptive mandate costituisce il mezzo meno restrittivo per la realizzazione di tale interesse.

La decisione riguarda solamente l'obbligo di copertura sanitaria assicurativa per i contraccettivi e non deve ritenersi estesa anche ad altri settori di copertura sanitaria obbligatoria (quali, per esempio, le vaccinazioni o le trasfusioni di sangue).

-LB-

Letto 2026 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Febbraio 2015 16:35