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Giovedì, 04 Luglio 2013 13:18

C-312/11 – Commissione Europea v. Italia, Corte di Giustizia (4 luglio 2013) – disabili e lavoro

L'Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia per non aver imposto a tutti i datori di lavoro di prevedere, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, soluzioni ragionevoli applicabili a tutti i disabili, venendo così meno al suo obbligo di recepire correttamente e completamente l’articolo 5 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

La sentenza ha origine da un ricorso per inadempimento con il quale la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare l'inadempienza dell'Italia nel recepimento dell’articolo 5 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio.

Di seguito i passaggi principali della decisione; il testo completo della sentenza è disponibile nel box download.

La Commissione rileva che la legislazione italiana si applicherebbe solo a talune categorie di disabili. A tale profilo, l'Italia replica che né la direttiva 2000/78 né la giurisprudenza della Corte forniscono una definizione di disabilità o di handicap che abbia un contenuto concreto e specifico e aggiunge che «il concetto di «handicap» non è esclusivamente giuridico e proprio del diritto dell’Unione, ma costituisce un concetto di natura scientifica e sociale di portata mondiale, assunto come criterio unico dalla legislazione italiana per l’elaborazione delle tabelle percentuali di invalidità contenute nella legge n. 68/1999. Tali tabelle percentuali, utilizzate per qualificare le disabilità in relazione all’attività lavorativa esercitata, costituirebbero un punto di riferimento obiettivo, conforme al principio di proporzionalità stabilito dall’articolo 5 della direttiva 2000/78, che ha consentito l’adozione di misure agevolative diverse e più o meno intense a seconda del grado di disabilità e di gravità dell’handicap, che giungono fino all’assunzione obbligatoria per le persone il cui livello di handicap sia superiore ad una determinata percentuale».

La Corte ricorda che, nonostante all'interno della direttiva non vi sia una definizione di «handicap», tale nozione, anche alla luce della Convenzione dell’ONU, deve essere intesa nel senso che si riferisce «ad una limitazione risultante in particolare da menomazioni fisiche, mentali o psichiche durature che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori».

L’obbligo di prevedere «soluzioni ragionevoli» deve essere inteso nel senso che si riferisce all’eliminazione delle barriere di diversa natura che ostacolano la piena ed effettiva partecipazione delle persone disabili alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori.

«Per trasporre correttamente e completamente l’articolo 5 della direttiva 2000/78 non è sufficiente disporre misure pubbliche di incentivo e di sostegno, ma è compito degli Stati membri imporre a tutti i datori di lavoro l’obbligo di adottare provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili, che riguardino i diversi aspetti dell’occupazione e delle condizioni di lavoro e che consentano a tali persone di accedere ad un lavoro, di svolgerlo, di avere una promozione o di ricevere una formazione».

«La legislazione italiana, anche se valutata nel suo complesso, non impone all’insieme dei datori di lavoro l’obbligo di adottare, ove ve ne sia necessità, provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili, che riguardino i diversi aspetti dell’occupazione e delle condizioni di lavoro, al fine di consentire a tali persone di accedere ad un lavoro, di svolgerlo, di avere una promozione o di ricevere una formazione. Pertanto, essa non assicura una trasposizione corretta e completa dell’articolo 5 della direttiva 2000/78».

-LB-

 

Letto 8502 volte Ultima modifica il Sabato, 06 Luglio 2013 13:25