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Martedì, 17 Aprile 2018 20:48

India, Supreme Court, Indu Devi v the State of Bihar and Others (9 maggio 2017): la Corte ha ritenuto lo Stato responsabile per aver causato ritardo a una donna, vittima di stupro, nell’accesso a IVG

La Suprema Corte dell’India ritiene che una donna, divenuta indigente dopo essere stata violentata e affetta da HIV, non abbia il diritto ad accedere a IVG a causa dello stadio avanzato della gravidanza, ma le riconosce il diritto al risarcimento del danno e all’accesso ai trattamenti sanitari.

La ricorrente aveva dapprima richiesto accesso all’IVG quando era alla diciassettesima settimana di gravidanza, incontrando però forti difficoltà e ritardi in ospedale. Secondo l’India’s Medical Termination of Pregnancy Act del 1971 l’IVG è possibile fino alla ventesima settimana.

La donna si era quindi rivolta alla High Court di Patna, chiedendo l’interruzione della gravidanza, essendo malata di HIV e ormai alla ventiquattresima settimana di gravidanza. La High Court ha chiesto che la ricorrente fosse esaminata da una commissione medica a Patna ed ha stabilito che risponde al “miglior interesse” della donna e del feto non procedere all’IVG essendo la donna tra la ventitreesima e la ventiquattresima settimana. perché in questo caso particolare l’aborto sarebbe rischioso per la vita della donna. Inoltre, il parere della commissione medica ha sottolineato come il feto non soffra di alcuna malattia o anormalità tale da giustificare una IVG. Infine, il report della commissione medica ha specificato che il mancato accoglimento della richiesta della donna di procedere a IVG non turberebbe la salute mentale della stessa che avrebbe esitato prima di confessare di essere stata vittima di stupro. Per questi motivi, la richiesta di portare a termine l’interruzione di gravidanza era stata respinta.

La Suprema Corte, in appello e al termine di una lunga battaglia giurisdizionale, ha disposto che la richiedente fosse sottoposta ad un nuovo esame da parte della commissione medica dell’AIIMS di New Delhi, la quale ribadisce la pericolosità di una interruzione di gravidanza per la vita della donna, a causa dello stato avanzato della gravidanza, e suggerisce la continuazione di una terapia per evitare la trasmissione dell’HIV al feto. Su queste basi la Corte riconosce il diritto della donna di accedere alle cure e un risarcimento del danno.

In particolare, per quanto riguarda il risarcimento dei danni,  la Corte ha stabilito che: una parte del risarcimento è conseguenza della negligenza dello Stato e del ritardo del rimedio giudiziario; l’altra parte del risarcimento è dovuta in forza del Codice di Procedura Penale; inoltre, la richiedente ha diritto al risarcimento da parte dello Stato del Bihar in quanto vittima di stupro. La somma di denaro deve essere pagata entro quattro settimane.

Nella sua pronuncia la Suprema Corte dell’India ha inoltre sottolineato come “il fine ultimo della vita, sia essa di un uomo o di una donna, è per antonomasia la dignità, ed è necessario fare qualsiasi tentativo per valorizzarla”.

Nel box download il testo della sentenza.

Veronica Lorenzato

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